In Italia il 10% delle donne è affetta da questo disturbo, che spesso si nasconde dietro una “congiura del silenzio”.
Conoscere l’incontinenza urinaria femminile
a cura del Dott. Gianfranco Minini
In Italia si calcola che il 10% della popolazione femminile sia affetta da incontinenza urinaria. Tocca al Medico di famiglia in prima istanza chiedere : “Le capita mai di perdere urina e di bagnarsi?”. Il numero dei pazienti incontinenti “sconosciuti” è da due a tre volte maggiore di quello dei pazienti “conosciuti”. Al riguardo l’autore inglese Taylor parla di “ congiura del silenzio”. L’handicap dell’incontinenza non dipende solo dal volume delle fughe di urina , ma dal modo in cui la paziente vive questa umiliazione. E ciò è tanto più vero in rapporto all’allungamento della vita media femminile.
Le donne che soffrono di incontinenza urinaria hanno problemi emozionali che comportano isolamento sociale, modificazione delle proprie abitudini giornaliere (necessità di “mappare” le toilettes), depressione, disistima personale, apatia, sentimenti di dipendenza, assenteismo dal lavoro, difficoltà di relazione familiare, limitazione o cessazione delle attività fisiche, rinuncia all’attività sessuale. Sono tre le forme più frequenti: incontinenza da sforzo, incontinenza da urgenza, incontinenza mista. Altra forma è l’enuresi notturna.
L’incontinenza da sforzo configura la perdita involontaria di urina che si manifesta in occasione di aumenti della pressione addominale conseguenti ad esempio a colpi di tosse, starnuti, ecc. L’incontinenza da urgenza minzionale è invece conseguenza di una vescica “iperattiva”, che si contrae cioè improvvisamente, senza che la paziente riesca a controllare la fuga urinaria. Infine vi è una forma “mista” di incontinenza, che comprende le caratteristiche delle due precedenti. La forma più frequente è l’incontinenza da sforzo: fra le sue cause si trova al primo posto il parto . L’espulsione del feto attraverso il canale vaginale comporta inevitabilmente danni anatomici che frequentemente esitano nell’incontinenza e nel prolasso utero- vaginale (spesso, ma non sempre associato all’incontinenza) . Altre cause sono i fattori costituzionali e le modificazioni distrofiche conseguenti alla carenza ormonale della menopausa.
Il programma terapeutico per una donna incontinente con o senza prolasso vaginale può essere chirurgico o non chirurgico e va personalizzato, tenendo presente i tre aspetti in gioco: urinario, anatomico, sessuale. Bisogna sottolineare che il lieve prolasso asintomatico non dev’essere operato, ma trattato con tecniche conservative. Per converso i limiti dell’operabilità sono oggi superati rispetto al passato grazie ai progressi anestesiologici e della terapia perioperatoria. Fra i mezzi non chirurgici importanza sempre maggiore hanno acquisito la riabilitazione uroginecologica e la terapia ormonale sostitutiva.
La ginnastica dei muscoli del pavimento del bacino rappresenta un metodo preventivo e riabilitativo ben noto all’estero da molto tempo , ed è ora diffusa anche in Italia da parte di specialisti esperti in Uroginecologia. Mediante questa ginnastica si restituisce forza e tono alla muscolatura del pavimento pelvico, contribuendo così al mantenimento della continenza urinaria.
Un’altra tecnica riabilitativa consiste nell’elettrostimolazione che comporta l’applicazione di correnti elettriche per tonificare i muscoli perineali. Per quanto riguarda la terapia ormonale sostitutiva con estrogeni in post-menopausa, è accertato che, oltre ai numerosi benefici che essa comporta per la donna in menopausa da un punto di vista generale ( rallentamento dell’ osteoporosi, prevenzione dell’arteriosclerosi, miglioramento dell’umore), questi ormoni inducono un rinforzo dei meccanismi della continenza urinaria.
La chirurgia ha avuto negli ultimi anni un’evoluzione formidabile, con l’avvento delle tecniche mini-invasive. In particolare si dimostra molto efficace la tecnica TOT che consiste nell’apposizione al di sotto dell’uretra di una piccola rete in materiale sintetico ( prolene) con accesso esclusivamente vaginale. L’intervento, proponibile anche in donne molto anziane, può essere eseguito anche in anestesia locale , con ricovero in day hospital. Concludendo si può affermare che oggi i due antichi problemi femminili, l’incontinenza urinaria e il prolasso genitale,possono essere efficacemente prevenuti ed affrontati con successo.